Il bullismo è un fenomeno antico, così antico da sembrare sempre esistito. Cambiano i contesti, cambiano i linguaggi, ma la dinamica resta la stessa. Una persona cerca potere schiacciandone un’altra. Non nasce per caso e non è un gioco. È un comportamento ripetuto e intenzionale che punta a far sentire l’altro piccolo, sbagliato, solo. Spesso la vittima non riesce a difendersi perché si trova in una posizione di svantaggio emotivo, fisico o sociale. Per questo il bullismo colpisce soprattutto bambini e adolescenti, in una fase della vita in cui l’identità è ancora fragile e il bisogno di appartenenza è fortissimo.
Il bullismo non ha una sola faccia. A volte è evidente, altre volte si nasconde dietro battute, sguardi, silenzi, esclusioni. Proprio per questo può passare inosservato per molto tempo. Ma gli effetti non sono mai leggeri. Chi subisce bullismo può sviluppare ansia, paura, insicurezza profonda, difficoltà di concentrazione e ritiro sociale. Nei casi più gravi l’esperienza lascia vere e proprie ferite emotive e può alterare il modo in cui il cervello reagisce allo stress, rendendo la persona costantemente in allerta, come se il pericolo fosse sempre presente.
Il bullismo non dipende dal genere. Può essere agito o subito sia da maschi che da femmine. Ciò che accomuna tutte le forme di bullismo è la violenza, che può essere fisica, verbale, psicologica o sociale. Nessuna di queste forme va mai minimizzata. Anche quando non ci sono lividi visibili, il danno può essere profondo e duraturo.
COME VINCERE IL BULLISMO
Nel mio lavoro con gli studenti parlo spesso di come affrontare il bullismo in modo concreto e realistico.
- Il primo passo è sviluppare un atteggiamento il più possibile assertivo. Questo significa usare un linguaggio fermo ma rispettoso, parlare con voce sicura, senza provocare, senza sarcasmo e senza insulti. L’assertività non è aggressività. È la capacità di dire io valgo anche senza attaccare.
- È altrettanto importante sapersi allontanare quando la situazione diventa rischiosa, soprattutto se si è da soli. Cambiare strada non è una sconfitta. Non è debolezza. In quel momento significa scegliere di non esporsi, scegliere di proteggersi. Scappare non vuol dire avere paura, vuol dire non concedere al bullo il potere di ferirti ancora.
- Un altro punto fondamentale è non restare soli. Parlare con un adulto è sempre necessario. Nessuno può affrontare tutto da solo, soprattutto quando il peso diventa troppo grande. Se il bullismo è pesante e senti di non farcela più, è importante dirlo subito a qualcuno di fiducia. Un genitore, un insegnante, un educatore. Non serve aspettare di stare peggio. Chiedere aiuto è un atto di forza.
ALCUNI METODI PER BLOCCARE IL BULLO
Accanto alla difesa, però, esiste anche un modo intelligente di reagire, che non passa dallo scontro ma dalla relazione. In alcune situazioni è possibile spiazzare il bullo usando la gentilezza come strumento attivo.
- Una delle strategie che spiego spesso è basata su un paradosso psicologico molto potente. Le persone tendono a provare maggiore simpatia per chi hanno aiutato. Chiedere un piccolo aiuto, qualcosa di semplice e non minaccioso, può cambiare la percezione che il bullo ha di te. Quando gli chiedi spiegazioni su una materia o un consiglio su qualcosa in cui è bravo, lo costringi inconsciamente a vederti non più come un bersaglio ma come una persona. In quel momento il suo ruolo cambia. Da persecutore può trasformarsi, almeno in parte, in qualcuno che insegna.
- Un’altra strategia efficace è cercare un terreno comune. Spesso il bullismo nasce dalla percezione della diversità. Trovare un interesse condiviso, una passione, una serie, uno sport, un videogioco, crea un ponte. Quando emerge un noi al posto di un io contro te, la dinamica cambia. Non sempre diventa amicizia, ma spesso si riduce l’ostilità.
Queste strategie fanno parte del lavoro che svolgo nelle sedute psicologiche nei miei studi di Senigallia e Ostra. Nella maggior parte dei casi, quando vengono applicate con costanza e accompagnate dal supporto degli adulti, la situazione migliora in modo significativo.
QUANDO LE STRATEGIE PSICOLOGICHE NON BASTANO
Esistono però situazioni in cui tutto questo non basta. Quando il bullismo diventa persecutorio, insistente e ripetuto, quando assume forme verbali o fisiche che mettono a rischio la sicurezza personale e rendono impossibile una vita serena nell’ambiente in cui si verificano, allora è necessario fare un passo ulteriore. In questi casi la segnalazione alle autorità competenti non è una scelta estrema, ma una forma di tutela. Denunciare significa proteggere se stessi e interrompere una spirale che può diventare molto pericolosa.
Il bullismo non va sopportato, non va normalizzato e non va affrontato in solitudine. Può essere contrastato, compreso e superato, ma solo quando viene preso sul serio e affrontato con strumenti adeguati, adulti presenti e relazioni sane.
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