L’ansia da esame non nasce dalla mancanza di capacità, ma dal fatto che per molti studenti quel momento conta troppo. È la paura di sbagliare, di deludere, di non essere all’altezza. Il problema non è l’ansia in sé, ma quando prende il controllo. L’obiettivo non è eliminarla, ma imparare a starci dentro senza farsi travolgere.

Quando uno studente smette di vedere la prova come un giudizio su chi è e inizia a viverla come un passaggio, una fotografia parziale del percorso, qualcosa cambia. La tensione si abbassa e la mente torna più libera. Un voto non definisce una persona, racconta solo un momento.

Il corpo gioca un ruolo centrale. L’ansia si sente nel respiro che si accorcia, nelle mani che si irrigidiscono, nei pensieri che corrono. Imparare a rallentare il respiro aiuta a calmare il sistema nervoso e a riportare la mente nel presente. Quando il corpo si calma, anche la testa smette di correre. Anche il tempo diventa un alleato quando viene organizzato. L’ansia fa perdere il senso delle priorità, mentre avere una strategia semplice permette di orientarsi e di non sentirsi sopraffatti. Sapere da dove partire e come procedere dà sicurezza.

Un altro aspetto fondamentale è il dialogo interno. Le frasi dure e catastrofiche aumentano la pressione, mentre pensieri più realistici aiutano a restare centrati. Non si tratta di illudersi, ma di ricordarsi che si può affrontare una cosa alla volta. Accettare l’errore è spesso la svolta. Quando l’errore smette di essere vissuto come una tragedia e diventa parte dell’apprendimento, la prestazione migliora. Meno lotta, più lucidità. E soprattutto è importante non restare soli. Parlare con un adulto, un insegnante o uno psicologo permette di dare senso a ciò che si prova. L’ansia non è un difetto, è un segnale che chiede ascolto. Imparare a leggerlo trasforma la paura in una risorsa.

Superare l’ansia da prestazione significa diventare più presenti, più gentili con se stessi e più forti nel fronteggiare le sfide. Non è una magia, è un percorso. E passo dopo passo, funziona davvero.

COME SUPERARLA ATTRAVERSO LA CONSULENZA PSICOLOGICA

Nel mio studio l’ansia da prestazione viene accolta prima di tutto come un messaggio, non come un difetto. Dare un nome chiaro a ciò che la persona sta vivendo aiuta già a sentirsi meno soli e meno sbagliati. Capire cosa succede nella mente e nel corpo riduce la paura e restituisce un primo senso di controllo.

Il lavoro inizia dall’ascolto. Insieme ricostruiamo quando l’ansia compare, cosa la accende e cosa la attenua, distinguendo quella che aiuta ad attivarsi da quella che blocca. Spesso emerge che il vero timore non è la prova, ma il giudizio, l’errore o la delusione degli altri. Si lavora poi sul corpo, perché è lì che l’ansia prende forma. Attraverso tecniche semplici di respirazione e regolazione fisica, provate insieme in seduta, la persona impara strumenti concreti da usare subito nelle situazioni di pressione, recuperando sicurezza e stabilità. Parallelamente si interviene sul modo di pensare. Il dialogo interno diventa più realistico e meno severo, non per illudersi, ma per affrontare la situazione con maggiore lucidità. Anche l’organizzazione pratica ha un ruolo centrale, soprattutto per gli studenti, perché avere una direzione chiara riduce l’incertezza e abbassa la tensione.

Il percorso prevede poi di affrontare gradualmente ciò che fa paura, a piccoli passi, per permettere al cervello di fare nuove esperienze di riuscita. Quando serve, coinvolgo anche l’ambiente, aiutando genitori e insegnanti a sostenere senza aumentare la pressione.

L’obiettivo non è far sparire l’ansia, ma insegnare a gestirla. E quando una persona scopre di potercela fare anche con l’ansia, accade qualcosa di profondo. Ritrova fiducia in sé e nelle proprie risorse.

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